Matrimonio in infradito - Recensione di Pierpaolo Bironi

Primo lavoro di questa autrice napoletana classe 1975. Come ogni prima pubblicazione, salvo poche eccezioni come ad esempio Lorenzo Licalzi, Christopher Paoloni, Irvine Welsh e pochi altri autori di romanzi d'esordio, compioni d'incassi, la Cannaviello è autrice di un libro controverso con luci e ombre. La storia breve è raccontata con semplicità, il che è un bene, il linguagigo è attuale, ma a volte si perde in costruzioni farraginose che risultano spezzare quel ritmo che da subito sembra spedito. I personaggi sono interessanti, ma poco sviluppati, i loro caratteri escono a tratti, spesso nel momento in cui il loro coinvolgimento interiore dovrebbe essere maggiore ci si perde in descrizioni che fanno perdere il filo della lettura e lo stato d'animo che l'autrice vuole trasmettere.
La Cannaviello riesce però ad inserire un umorismo tutto suo, freddo ma pungente che strapperà più di un sorriso al lettore attento alle sfumature ed alla fredda ilarità di alcuni particolari. Si intravedono nell'autrice vere potenzialità, che solo con un briciolo di esperienza narrativa in più la potrebbero trasformare da Cenerentola in Principessa in un batter di ciglia.