La mia generazione: i tempi che corrono
Se fossi nata in un'altra epoca forse sarei stata un'attivista dei diritti umani o una appassionata di politica. Invece sono nata in questi tempi promiscui, sbiaditi e disorientati, di famiglie mediocri e figli senza ideali. Di veline e reality, di scandali parlamentari e pochezza di intenti.
Appartengo alla generazione di passaggio perché a cavallo tra radicate tradizioni e globalizzazione: noi, figli di divorziati, che abbiamo conosciuto la televisione in bianco e nero e il dio telecomando, naturalmente la generazione del web 1.0.; e forse per questo scusati per le nostre pecche, approssimazioni, come figli sfortunati relegati a uno stadio beta, sperimentale.
I modelli che ho ricevuto sono stati migliori di quelli a cui stiamo assistendo. Almeno posso ricordare la caduta del Muro di Berlino, che proprio in questi giorni celebra il ventennio, e la fine del terrore delle Brigate che, seppur sbagliato e vigliacco, si basava su ideologie ragionate, radicate nel sociale, nella storia del nostro Paese. Eppure l'avvento della tecnologia e la migliore qualità della vita non ha trasformato l'esperienza di chi c'era prima in qualcosa di benefico e democratico. Forse dovremo aspettare ancora un'altra generazione per vedere concretizzate le premesse e iniziare a riconoscerci in una civiltà, italiana e globale, veramente illuminata. Forse, proprio dalla nostra generazione deve partire il moto di riscatto ed elevarci a modello per le società future senza più scuse né false partenze.
Appartengo alla generazione di passaggio perché a cavallo tra radicate tradizioni e globalizzazione: noi, figli di divorziati, che abbiamo conosciuto la televisione in bianco e nero e il dio telecomando, naturalmente la generazione del web 1.0.; e forse per questo scusati per le nostre pecche, approssimazioni, come figli sfortunati relegati a uno stadio beta, sperimentale.
I modelli che ho ricevuto sono stati migliori di quelli a cui stiamo assistendo. Almeno posso ricordare la caduta del Muro di Berlino, che proprio in questi giorni celebra il ventennio, e la fine del terrore delle Brigate che, seppur sbagliato e vigliacco, si basava su ideologie ragionate, radicate nel sociale, nella storia del nostro Paese. Eppure l'avvento della tecnologia e la migliore qualità della vita non ha trasformato l'esperienza di chi c'era prima in qualcosa di benefico e democratico. Forse dovremo aspettare ancora un'altra generazione per vedere concretizzate le premesse e iniziare a riconoscerci in una civiltà, italiana e globale, veramente illuminata. Forse, proprio dalla nostra generazione deve partire il moto di riscatto ed elevarci a modello per le società future senza più scuse né false partenze.