Conviene usare gli hashtag su Facebook?

Usare hashtag su Facebook

Aggiornamento giugno 2017 – L’hashtag è il cancelletto (rosa) tra la parola o topic che vuoi far risaltare e il resto della frase. Parafrasi a parte, alcuni giorni fa mi è stato fatto notare che usare gli hashtag negli status di Facebook non è un buon sistema per comunicare, anzi, interferirebbe con la lettura naturale del messaggio.

Facebook non è Twitter, dove invece è normale l’uso di keyword nel flusso dei tweet.
Ma perché vengono usati gli hashtag?

Gli hashtag hanno lo scopo di rendere reperibili argomenti specifici nel flusso incessante di internet attraverso l’uso di keyword. Su Twitter, dove sono nati, hanno un grande successo e per gli utenti è più che normale farne uso e cliccarci sopra per accedere all’intero streaming di tweet inerenti a un determinato argomento. Inoltre, i trending topic (widget “Tendenze”) forniscono un’istantanea degli argomenti più discussi in rete e nel mondo in quel momento.

Cos'è l'hashtag
Abusati su Instagram dove ne vengono inseriti a decine per etichettare e commentare le foto pubblicate, usati con regolarità su Google+ dove quelli di colore grigio sono inseriti dall’autore mentre quelli blu sono aggiunti dal social network in base ai contenuti del post, nel giugno 2013 furono introdotti su Facebook anche in Italia e tutt’oggi stentano a decollare.

In primo luogo perché gli utenti del social network blu, a differenza di quelli di Twitter, non sono abituati ad usarli. Spesso formulano hashtag senza senso, ad esempio, anteponendo il cancelletto a intere frasi di senso compiuto prive di spazi (#vadoalmarecivediamo) oppure aggiungendolo a ogni singola parola (#vado #al #mare #ci #vediamo).

In secondo luogo non vengono cliccati. L’hashtag, infatti, trasforma la parola in un link cliccabile collegato a una pagina contente i post di tutte le persone che hanno usato quella stessa keyword. Tuttavia, durante gli ultimi Mondiali 2014, l’uso degli hashtag aveva avuto un certo seguito anche su Facebook perché cliccando su “#worldcup” si aveva l’accesso ai goal, alle partite e alle notizie più recenti.

Per l’Huffington Post uno tra i 6 motivi per cui uno status di Facebook dovrebbe essere considerato illegale è anche “Il drogato di hashtag“.

Il potere degli hashtag su Facebook

Come uso gli hashtag di Facebook

Personalmente li ritengo utili e ne faccio uso anche su Facebook con molteplici scopi:

  1. per catalogare gli argomenti rendendoli rintracciabili all’interno del flusso del social network
  2. per mettere in evidenza alcune parole chiave di un testo, che attraverso il cancelletto diventano bold all’interno del post
  3. per “spiare” la concorrenza. Chi e come ha parlato di un determinato argomento? Inserendo l’hashtag nel campo “Cerca” di Facebook avrò in tempo reale tutti gli aggiornamenti in cui è stato usato l’hashtag.

Gli hashtag sono un elemento ufficiale di Facebook, come ad esempio i tag e le emoticon, quindi utili ad “arricchire” i contenuti prodotti. Sembra inoltre che Zuckerberg voglia dar loro maggiore visibilità attraverso un apposito widget nella bacheca comune.

Se è vero che i post delle testate giornalistiche più conosciute non li contengono, sono invece diffusi tra i professionisti del web a cui mi sono rivolta per chiedere un parere.

Prima di lasciarti alle loro testimonianze, voglio segnalarti i miei corsi online di Facebook Marketing – Base e Facebook Marketing intermedio, dal piano editoriale alla realizzazione di campagne Advertising pensati per chi inizia a costruire la propria presenza sul social network in modo professionale.

Corso Facebook Marketing-intermedio
Corso Facebook Marketing Base

 

Ha senso usare gli hashtag su Facebook? 4 professionisti rispondono.

Alessandro PozzettiAlessandro Pozzetti
Blogger, Social media marketing specialist, Freelance presso APClick.

In merito all’uso degli #hashtag in Facebook, posso dire che ho provato più volte a farne da profeta ma senza successo. Tuttora li utilizzo, perché ne credo e conservo il valore che possono dare, soprattutto quando parlo di un tema delicato o singolare, ma non è la loro piattaforma.

Con questo voglio dire che ogni social media ha le sue caratteristiche, dove gli utenti che lo abitano sanno il valore che ne apportano determinati requisiti, ma questo non vale per Facebook, perché (probabilmente) è un canale – in Italia – arrivato e vissuto troppo presto in una società mantenuta retrograde da chi l’ha governata negli ultimi 20 anni.

Concludendo, incontro ancora molte persone che non capiscono l’#hashtag e non sanno nemmeno come sfruttarlo. Nel leggere i post, spesso lo saltano, credendolo d’intralcio. Ecco perché su Facebook non
funziona: perché è un canale utilizzato da molti utenti di questo genere, che si soffermano alla sua più pura semplicità, quindi, al giocare a Candy Crash o a bestemmiare contro il politico di turno.

 

Eufemia Scannapieco Eufemia Scannapieco
digital strategist e responsabile marketing presso Milite Group, società di consulenza marketing ed è writer/content contributor presso Ninja Marketing per le sezioni digital e social.

Hashtag si, hashtag no? Prima di darti la mia opinione sull’utilità, mi soffermerei sul “perché” Facebook ha introdotto l’uso dell’hashtag. L’uso dell’# nei post, consente al social network di capire quali siano i trend, i brand e le persone che appassionano di più un utente. Non a caso Graph Search, il motore di ricerca sociale aiuta a scoprire le connessioni tra persone, foto, luoghi, interessi anche utilizzando l’hashtag come parametro selettivo. Quindi un modo per arricchire sempre di più il suo ampio database e targettizzarci per le campagne pubblicitarie.

Inoltre l’hashtag dovrebbe rappresentare uno strumento efficace per la creazione di engagement e gli utenti dovrebbero rimanere di più sulle pagine di Facebook (aumentando così il tempo di permanenza) spinti dalla curiosità di un determinato topic. Riguardo a questo punto, va sottolineato che l’hashtag, inserito in un post, rappresenta un link verso una risorsa esterna e quindi pur rimanendo all’interno del social, l’utente è portato a cliccare e ad abbandonare la fanpage inizialmente visitata, influenzando negativamente i tassi di interazione con i post stessi.

Ricerche negli anni passati, come quella di Edgerank Checker e Social Baker, hanno evidenziato che l’utilizzo sarebbe controproducente per i brand e che sarebbe l’abuso dello stesso a provocare i danni maggiori.

In effetti un uso non originale di # abusati (pensiamo a #ilovemyjob, #solo cose belle) distoglie dal contenuto magari originale di un post, minacciandone la leggibilità. Senza parlare poi della fantasiosa abitudine del target più giovane o non esperto che ne abusa per attirare l’attenzione o creare visivamente un post animato tra # e altri simboli: ricorda molto la moda di scrivere le parole greche riprodotte con l’utilizzo delle lettere dell’alfabeto e non corrispondenti alla grafia originale. Processi liceali insomma.

E’ pur vero che non esistono delle regole precise per usare gli hashtag, ma solo delle piccole accortezze che ne permettano un uso efficace ed efficiente e che potrebbero renderli molto seguiti.

Quindi usiamoli ma con moderazione, in maniera rilevante e personale; non ne abusiamo ed evitiamo di crearne uno al giorno; utilizziamo i tool per monitorarli. Se puntiamo all’engagement e al coinvolgimento degli utenti l’originalità e la coerenza sono sempre vincenti in ogni azione. #happytudine per tutti 😉

 

Giovanna RussoGiovanna Russo
Community manager presso Narcissus Italia gruppo Simplicissimus Book Farm, Digital publishing services.

L’hashtag funziona su Facebook tanto quanto funziona negli altri social, per “marcare” i contenuti, per fare ricerche o tante volte, per contestualizzare un post particolarmente ermetico e così via (un hashtag talvolta funziona meglio una preposizione subordinata e ci aiuta con la brevità dei nostri contenuti). Come sai, quanto detto fin qui corrisponde alla pratica nella mia professione; come community manager di Narcissus Italia (per cui gestisco principalmente la fan page su Facebook e l’account Twitter) mi sono trovata spesso a gestire campagne sociali costruite proprio attorno a un hashtag specifico che si è rivelato sempre il collante perfetto, l’elemento di interscambiabilità per eccellenza tra le varie piattaforme (si veda #StopBookWar, #IoUsoNarcissus).
Fondamentale nella ricerca e nella collezione dei contenuti, se usato alla maniera corretta, l’hashtag diventa, inoltre, un forte elemento identificativo: si veda a tal proposito la #selfpubchat Narcissus.

Poi gli hashtag li uso anche con i miei account personali: per aumentarne la visibilità e perché no, la chiarezza e anche perché (vedi la versatilità di cui sopra) i miei profili social sono tutti collegati e ciò che va su Facebook va su Twitter e viceversa; quindi un unico linguaggio è fondamentale. Insomma, se ancora non fosse chiaro, pollice in su per l’uso l’hashtag al 100%, purché lo si faccia con criterio e cognizione; come ogni altra cosa. 🙂

 

Roberto Fuso NeriniRoberto Fuso Nerini
Associate e Trainer professionale presso The Vortex, società di consulenza digitale il cui obiettivo è diffondere la cultura dei nuovi media.

Ritengo siano sempre più una funzione che vale la pena considerare tra quelle prioritarie nella costruzione del piano editoriale su facebook, nonostante siano ancora un potenziale inespresso.

Valgono però alcune regole che in parte sono le stesse che guidano l’uso degli #hashtag su Twitter:

  • grande attenzione alla scelta delle parole o dei set di parole;
  • evitare l’abuso e la moltiplicazione all’interno dei singoli post e campagne, concentrandosi su quelli che riteniamo siano strategici per le nostre attività “editoriali” o di advertising sulla piattaforma;
  • partire dall’ascolto della rete per evidenziare #hashtag esistenti che potrebbero essere funzionali a sostegno delle nostre attività o temi intorno ai quali creare cosa più difficile i nostri #hashtag.

Proprio in questi giorni leggevo un articolo che parlava degli #hashtag come call-to-action e potenzialmente come veri indirizzi e riferimenti della propria attività on-line (addirittura in competizione con l’URL dei siti).

Mi astengo sulla seconda ipotesi, ma sul valore come call-to-action concordo, e penso sia estremamente potenziale utilizzarli in questo senso come elementi identificativi e di sostegno di campagne pubblicitarie e promozionali.

 

Ci avviamo verso la conclusione di questo articolo e per questo, se sei interessato ad approfondire la gestione in modo professionale della tua presenza su Facebook, ti ricordo i miei corsi online Facebook Marketing – Base e Facebook Marketing intermedio: dal piano editoriale alla realizzazione di campagne Advertising.

 

Alcune semplici regole da rispettare in fatto di hashtag

(parola di Facebook)

  • Gli hashtag devono essere scritti come parole singole, senza spazi.
  • Gli hashtag possono contenere numeri, ma non segni di punteggiatura né caratteri speciali (come $ e %).
  • Puoi cercare un hashtag usando la barra di ricerca nella parte superiore di qualsiasi pagina.
  • Vedrai solo i post che sono stati condivisi con te.

Per le immagini di questo articolo ho usato parti dell’infografica “The History and Influence of the Hashtag” che puoi trovare qui nella sua versione integrale.

Ringrazio ancora i professionisti che hanno partecipato e arricchito questo post con le loro opinioni!

Ti ricordo i miei corsi per imparare a sfruttare le campagne Facebook Advertising per promuovere il tuo business: Facebook Marketing – Base e Facebook Marketing intermedio.

Ora tocca a te! Sono curiosa di sapere se fai uso di hashtag su Facebook e perché. Se invece proprio non li puoi sopportare, raccontami le tue ragioni con un commento. A presto!

 

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2 commenti

  1. Chiara 1 settembre, 2015 Rispondi
    • Maura Cannaviello 3 settembre, 2015 Rispondi

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