7 strumenti gratuiti per la cura dei contenuti

Content curation tag cloud

Aggiornato a novembre 2018: Perché usare dei tool per fare content curation e, sopratutto, quali sono i vantaggi di questa pratica, considerata l’enorme produzione quotidiana di contenuti che spesso non ottengono la visibilità desiderata?

L’attività di content curation e cioè trovare, selezionare e condividere i contenuti più interessanti su un determinato tema, come articoli, post, video, foto, applicazioni, tweet, è utile sia al semplice navigatore che vuole tenersi informato sia a chi del web ne ha fatto il suo mestiere.

“Prenderci cura” dei contenuti che ci stanno a cuore è una notevole mole di lavoro in termini di tempo e risorse necessarie a produrre nuovi materiali. Per fortuna ci vengono in soccorso alcuni tool molto utili, spesso anche gratuiti, che vedremo nelle prossime righe.

 

Content curation

Che cosa è la content curation?

Dare una definizione chiara di “content curation” (cura dei contenuti) è un buon modo per fare ordine tra le tante informazioni che circolano in rete intorno a questo argomento e agli strumenti utili a trovare materiali per la comunicazione sul web.

Infatti, con questa attività, si intende proprio di scremare l’enorme quantità di dati a nostra disposizione.

Anzitutto va fatta una distinzione tra contenuti originali e contenuti curati. Produrre contenuti originali è molto più oneroso da realizzare in termini di tempo e di risorse economiche, ma risulta più proficuo a livello di traffico SEO (Search Engine Optimization) e di condivisioni social.
I contenuti curati sono quelli originati da terze parti e ricondivisi online. Ma fare content curation non significa limitarsi a un copia e incolla di un’informazione trovata in rete. Tecnicamente, anzi, il contenuto dovrebbe uscirne arricchito e quindi migliore rispetto all’originale, perché completo.

Non esiste una sola tipologia di content curation, infatti puoi seguire cinque principali metodi per riproporre i tuoi contenuti.

A cosa serve la content curation?

Benefici per i brand e i professionisti

Fare content curation consente di abbracciare una tematica affine a un determinato mercato e/o prodotto/servizio distribuito. Un marchio che con frequenza pubblica su quell’argomento in breve tempo ottiene due vantaggi competitivi rispetto alla concorrenza:

  1. autorevolezza: diventando esperti di quella materia sarà riconosciuto come punto di riferimento per il settore di appartenenza e potrà dare consigli e dispensare suggerimenti d’acquisto
  2. traffico sui contenuti: producendo un alto volume di materiali (testo, audio, video, grafiche e altro) relativi a uno specifico topic, dunque alle parole chiave a esso collegate, verrà premiato dai motori di ricerca che li mostreranno più in alto nei risultati delle SERP.

 

Benefici per i social media manager e gli influencer

Per gli specialisti del web, come gli influencer e i social media manager, è un’attività fondamentale per svolgere il proprio lavoro, infatti è utile a:

  1. trovare spunti di argomentazione intorno ai quali costruire e rafforzare il dialogo con i propri follower;
  2. realizzare contenuti originali come articoli e inchieste, arricchiti da chart, grafici, statistiche, interviste, con la possibilità quindi di andare veramente a fondo su un determinato tema;
  3. rimanere sempre aggiornati sulle proprie aree di competenza e anche per arricchire i diversi canali media gestiti con informazioni e suggerimenti interessanti;
  4. trovare e selezionare nuove fonti autorevoli da cui trarre le migliori informazioni per i propri contenuti perché provenienti da fonti specializzate;
  5. organizzare rassegne stampa intorno a uno specifico argomento risparmiando tempo nella ricerca manuale;
  6. diventare sempre più competenti nel settore di interesse proprio per il tipo di informazioni a cui si è esposti;
  7. costruire nuovi legami con altri professionisti del proprio settore.

 

Tool per la content curation

Per fare content curation è necessario selezionare un argomento di interesse e scovare delle fonti autorevoli. Questo è possibile farlo impostando dei Feed su siti di informazione e attualità, su portali e iscrivendosi a forum, a canali social di interesse e a Gruppi specifici, con molto dispendio di tempo e fatica.

Ci sono però anche altre piattaforme per questo scopo. Vediamo qualche esempio.

 

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  • Storify era il tool che permetteva di raccontare una storia utilizzando i social media. Tanto che il suo motto era “Make the web tell a story” (più o meno, fa che il web racconti una storia). Si potevano seguire le storie pubblicate “in primo piano” o fare una ricerca per key o hashtag o ancora per Canali tematici come News, Istruzione, Brand, etc. Entrando con il proprio account Facebook o Twitter venivano importati i propri contatti con cui iniziare a condividere una storia.
    Purtroppo, il servizio di social journalism alcuni mesi fa è stato chiuso definitivamente.
  • Buzzsumo ho parlato spesso sul mio blog di questa piattaforma utile ad ascoltare il buzz dei social media e quindi a individuare i “temi caldi” e i contenuti collegati a un determinato argomento che hanno ottenuto sulle diverse piattaforme online maggior successo.
  • Paper.li è un’altra piattaforma per trovare nuovi contenuti e fare content curation. La piattaforma elabora automaticamente oltre 250 milioni di messaggi di social media al giorno, estraendo e analizzando più di 25 milioni di articoli. Si può creare un proprio profilo e un layout responsive per il mobile, a cui collegare dei feed.
  • Flipboard aggrega i Feed RSS di magazine e blog in un’interfaccia accattivante, che è possibile customizzare. Come se fosse una rivista che raccoglie più riviste, si può sfogliare anche da mobile (disponibile solo per IOS). Inoltre, gli argomenti si possono selezionare direttamente durante la navigazione, tramite l’apposito pulsante “+Flip it”. Si sceglie un layout per la nostra pagina e quindi la modalità con cui tenere archiviate le notizie che ci interessano.
  • Feedly è un altro aggregatore di Feed RSS venuto alla ribalta dopo lo spegnimento di Google Reader. Questo strumento consente di salvare gli indirizzi di siti e blog organizzandoli in cartelle e, anche in questo caso, di personalizzare la modalità di visualizzazione dei contenuti. Da poco, inoltre, è stata lanciata la versione mobile per Apple, Android e Kindle oltre a un’interessante novità: la collaborazione con Evernote, l’applicazione utile a creare velocemente meno testuali, fotografici e anche audio e impostare alert per ricordarti qualsiasi cosa. Ora, infatti, si può accedere a Feedly anche attraverso l’account di Evernote che si aggiunge a quelli già autorizzati come Twitter, Facebook e Google Plus.
  • Pocket è l’applicazione per salvare i contenuti collegati a una determinata tematica in un’unica dashboard e senza uscire dalla navigazione. Puoi farlo tramite l’apposita stellina che si installerà sul tuo browser, inviarteli tramite mail o attraverso l’integrazione con altre 1.500 piattaforme tra cui la già citata Evernote. I contenuti possono essere raggruppati sotto delle specifiche etichette, tag, e condivisi con la tua rete in un secondo momento.

 

Queste piattaforme, come molte altre, sono free (solo in alcuni casi è richiesta l’estensione a un servizio premium, ad esempio per ottenere una newsletter) e funzionano molto bene. La scelta è personale e spesso dettata dall’abitudine, nel senso che si finisce per usarne una e si continua con quella perché è lì che abbiamo già iniziato a costruire la nostra attività di content curation. E’ comunque possibile utilizzarne più di una per sfruttare tutte le opzioni che vengono offerte.

Comunque ultimo consiglio da tenere a mente, è sempre bene verificare i contenuti reperiti attraverso le fonti e non lasciare che la pubblicazione/condivisione sia totalmente automatica o attraverso il semplice copia e incolla.

Conosci altri strumenti per la content curation che utilizzi e vorresti consigliare? Lasciami un commento e condividi l’articolo con la tua rete se lo hai trovato interessante!

Ancora un attimo primo di andare…

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  1. Simona 16 Marzo, 2016 Rispondi

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