Professionisti del web: chi sono e come diventarlo

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La comunicazione ai tempi del digital ha subìto enormi cambiamenti. Ci sono nuovi canali di diffusione, più interlocutori: chiunque con un computer e una connessione può partecipare alla “democrazia del web”. E’ cambiato perfino il linguaggio che oggi deve adattarsi al mezzo.

Con l’avvio del 2021, la maggioranza delle aziende si è digitalizzata e un’altra buona percentuale ha migliorato la già presente gestione delle relazioni online verso la propria audience. I dati indicano che il comparto dei lavoratori autonomi, soprattutto freelance in ambito digitale, cresce anche attraverso la scelta di straordinarie nuove soluzioni di mercato.
“Straordinarie” perché la crisi portata dal Covid-19 ha accelerato la digitalizzazione dei mercati, spingendo le aziende e i piccoli business a ripensare a come comunicare online e, soprattutto, in che modo gestire le relazioni “a distanza” con il cliente finale sia in ambito B2B sia B2C.

Per gestire la presenza online di professionisti e aziende è quindi opportuno rivolgersi a figure qualificate conosciute anche come i professionisti del web.

Che vuol dire essere social?

Sono ormai “orrori” celebri di comunicazione quelli apparsi sulla fan page di Patrizia Pepe, sul profilo Twitter di Letizia Moratti, il caso Barilla, scoppiato da una dichiarazione radiofonica che ha poi avuto il suo seguito in Rete, e altri come la gestione di alcuni commenti sulla pagina “INPS per la famiglia”.

Esempi come questi ma anche casi di successo di chi lavora con profitto sul web, stanno finalmente facendo passare il concetto, anche tra le imprese a estrazione “old economy” e piccolo-medie a conduzione familiare (oggi solo il 17% delle nostre PMI ha un’identità online), che non si può improvvisare la gestione dei vari canali media, con il forte rischio di mancare il risultato, anche a fronte di investimenti di tempo e spesa o, peggio, farsi una pessima brand reputation difficile da smacchiare.

Chi sono i professionisti del web

Dalla gestione del sito aziendale ai profili social fino al monitoraggio delle performance e alla pianificazione delle campagne email e advertising sui social media, i professionisti del web sono accomunati da “soft skill” quali grande passione per il web e la scrittura, inventiva e ottime capacità relazionali.

Inoltre, li distinguono le conoscenze tecnico-specifiche del settore in cui operano.

Vediamone alcune:

  • il Digital PR, è colui che tiene i contatti con i cosiddetti influencer, i community manager, gli stakeholder in generale. Conosce i canali e le piattaforme di riferimento del proprio target ed è in grado di attivare i propri contatti (online) per organizzare e promuovere eventi, diffondere notizie sulla propria azienda e creare brand awareness.
  • Tra gli obiettivi del Reputation Manager c’è quello di ascoltare le conversazioni rilevanti in rete attorno a keyword specifiche del proprio brand per capire qual è la percezione esterna dell’azienda, indicare e suggerire canali su cui operare e, se necessario, intervenire in “caso di crisi”. Alla stregua di un ufficio stampa tradizionale, il R.M. attiva i canali per mediare e risolvere eventuali controversie.
  • Il Web Analyst si occupa di analizzare i risultati raccolti da attività di promozione online come ad esempio campagne advertising e scambio visibilità e interpretarne i risultati per dare indicazioni sulle strategie future di investimento del budget.
  • L‘Influencer Marketing può essere un blogger con una solida reputazione in un determinato campo o un digital PR che si occupa anche di produzione di contenuti in grado di spostare l’attenzione e coinvolgere un gran numero di contatti su prodotti/servizi o eventi specifici.
  • Il Community Manager si occupa di gestire e favorire la comunicazione tra i membri di una comunità e tra questi e l’azienda. Il suo compito è quello di promuovere conversazioni online, coinvolgere gli utenti e gli stakeholder e di mediare eventuali situazioni conflittuali.
  • Il tema che interessa i professionisti del Social Media Marketing è quanto mai attuale. Infatti, nonostante la crisi, il contributo di Internet al mercato del lavoro è positivo e le nuove professionalità riguardano ruoli chiave nelle strategie di business delle aziende.

Dal “lontano” censimento pubblicato da Adecco sulle nuove professioni nate con l’avvento del digitale, la lista si è ulteriormente allungata e ho sentito parlare anche del Transmedia Web Editor.

Spesso queste figure professionali nascono in fretta e in molti casi si sovrappongono o si compenetrano, per questo motivo è importante che l’azienda, alla ricerca di un obiettivo (strategie di business), abbia chiare le competenze di ciascuna di esse ed altrettanto utile è al professionista esserne informato anche ai fini di vedere tutelata la propria professionalità e il giusto riconoscimento del proprio lavoro anche in ambito di consulenza e formazione.


Inoltre, risulta importante anche per chi si affaccia oggi sul mercato del lavoro, in particolare i giovani, per potersi orientare meglio tra le tante possibili opportunità.

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Freelance e web agency

I dati del Census Bureau in America mostrano un numero sempre crescente di impiegati che avviano una propria attività a scapito del posto fisso di cui, una buona percentuale dichiara di occuparsi di web marketing. Nonostante la crisi portata dalla pandemia, le condizioni per avviare un proprio business autonomo sono relativamente favorevoli.

Nuovi settori stanno emergendo, intere industrie stanno cambiando e i consumatori si mostrano più disponibili verso startup e brand indipendenti.

Secondo la ricerca di Studio Graphene, in Inghilterra tra gennaio e novembre 2020, l’8% della popolazione adulta ha avviato un proprio progetto imprenditoriale mentre il 27% ha dichiarato di essere in procinto di farlo.

La ricerca mostra anche quali sono le principali ragioni che frenano il passaggio al lavoro autonomo:

  • il 60% teme rischi finanziari o perdite di capitali
  • Il 48% teme di non avere competenze sufficienti 
  • Il 48% non ha idea o non sa come trovarle per un proprio progetto
  • Il 35% vuole creare un progetto in ambito tech ma non sa da dove partire.

Lo studio indica che il 36% di chi ha lanciato un progetto aveva chiaramente identificato una precisa nicchia di mercato mentre il 42% ha seguito dei corsi di formazione per migliorare le proprie competenze.

L’annuale report sul lavoro autonomo inglese rivela che il 40% che decide di diventare freelance è per avere il controllo del proprio lavoro mentre il 25% per il desiderio di gestire i tempi delle proprie giornate di lavoro. 

Per l’85% trovare nuovi clienti è fonte di stress per questo è una priorità sapere come proporsi in modo efficace sul mercato o come farsi trovare.

Conclusioni

Ogni giorno c’è qualcosa di nuovo da imparare per entrare o restare competitivi sul mercato.

Il sistema scolastico attuale purtroppo non è in grado di fornire una formazione su queste discipline molto richieste che si aggiornano velocemente. Così come non aiuta a sviluppare soft skill su come coltivare consapevolezza, presenza di spirito e idee di imprenditorialità.

L’apprendimento a distanza è il modo migliore per crescere e mantenere aggiornate le proprie abilità o apprenderne di nuove perché è sempre disponibile e più aggiornato di un corso tenuto in aula di cui non si potranno godere i futuri update.

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Fai parte di uno di questi profili o ti piacerebbe lavorare sul web? Raccontami qual è la tua esperienza lasciandomi un commento.

7 commenti

  1. Vittorio 28 Febbraio, 2017 Rispondi
  2. Vittorio 1 Marzo, 2017 Rispondi
      • Vittorio 1 Marzo, 2017 Rispondi
  3. Vittorio 3 Marzo, 2017 Rispondi

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