Native advertising e altre forme di pubblicità

Native advertising

Native advertising e trend

Se un tempo l’azienda trasmetteva un messaggio pubblicitario in modo unilaterale e quasi urlato, oggi le cose sono molto cambiate. Ognuno di noi può infatti lasciare un commento, una review su un forum o sul profilo social dell’azienda, esprimendo pareri su un prodotto o un servizio, ottenendo ampia visibilità di pubblico.

 

Da consumatore a consumAttore

Studi consolidati dimostrano che il comportamento medio di un consumatore prima dell’acquisto è quello di reperire informazioni sul prodotto/servizio attraverso i motori di ricerca. Le aziende che non hanno una presenza online vengono automaticamente tagliate fuori dalla possibilità di intercettare eventuali bisogni, dissensi o gestire situazioni di crisi.

Nell’articolo apparso su Forbes, si avvalora l’importanza sempre crescente di avere una buona presenza online. Infatti, uno dei trend degli ultimi anni, addirittura al primo posto dei top 7 presentati dall’articolo, è proprio di investire nel Social Media Marketing.

La presenza sui social media diventa sempre più parte costante dei piani di marketing, anche se l’aumento dell’engagement, della notorietà dell’azienda (brand awareness) e della rilevazione del sentiment sono ancora difficili da misurare in termini di ritorno di investimenti (o di “punti di interesse” – KPI).

 

Evoluzione della pubblicità all’interno dell’editoria online

Il web dà la possibilità a chiunque di essere in rete con un’identità univoca e grazie ai nuovi canali media è possibile produrre e rendere disponibili contenuti di ogni genere (video, video in streaming, app, e-book, serie tv) con costi molto contenuti. Se poi si è un po’ “smanettoni” o ci si affida a chi del web ha fatto il suo mestiere, i risultati possono essere davvero sorprendenti.

La fine del “monopolio dell’informazione” vede sempre più spesso l’utente sostituirsi ai giornalisti (giornalismo partecipativo e fusione dei mezzi) e i brand prendere il posto degli editori nella produzione dei contenuti (sempre più diffusa la tecnica narrativa dello Storytelling.

Mentre gli editori (soprattutto americani) propongono strategie di paywall (news a pagamento) che al momento non hanno portato risultati soddisfacenti tanto che alcune testate si sono riconvertite alla versione gratuita lasciando solo alcune aree in versione premium, i brand stanno sperimentando nuove forme di pubblicità da affiancare a quelle tradizionali per:

1) attirare l’attenzione
2) essere meno invasivi e chiedere al potenziale consumatore il permesso di “entrare nella sua casa”

 

Un’altra interessante tendenza è l’uso più strutturato della Native Advertising, cioè di formati adv particolari perché studiati apposta per il device utilizzato (desktop o mobile), in termini di creatività e di aspetto tecnico.

La tendenza è quella di pensare alla pubblicità come un valore che comunica un bene o un servizio e non più un’interruzione di un contenuto di valore. Dall’Interruption marketing il cambiamento è verso l’Inbound marketing.

Sono esempi validi ad esempio i Prometed post di Facebook perché integrati nella Fan Page del brand. In futuro anche la “Native Advertising” si pensa sarà indicizzata nel traffico naturale di Google e sarà visualizzata in modo differente rispetto ai contenuti sponsorizzati. Intanto, Google ha cambiato le condizioni d’uso e chiede il permesso di usare il nostro profilo negli annunci.

Tra le varie forme pubblicitarie che risulteranno vincenti per le sfide del digital content nei prossimi mesi ci sarà sicuramente anche la video advertising.

 

2 commenti

  1. Riccardo 21 dicembre, 2017 Rispondi
    • Maura Cannaviello 23 dicembre, 2017 Rispondi

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