La newsletter diventerà un contenuto a pagamento

La visibilità delle fan page è a pagamento e le news dei quotidiani chiedono un abbonamento mensile per la fruizione da mobile. Si può presumere che anche la newsletter diventerà un contenuto a pagamento?

L’ho detto pochi giorni fa al “Web Marketing Festival”, l’evento dedicato all’innovazione digitale ma anche all’uso consapevole degli strumenti del web: l’email marketing non esiste e di recente ho scritto, in modo provocatorio, della morte dell’email marketing

L’ho fatto perché la newsletter è il canale digitale più vecchio ancora in uso ai giorni nostri, la prima mail è stata inviata nel 1971 e, nonostante i social, i video e strumenti sofisticati di comunicazione come i chatbot, registra ancora i migliori risultati in fatto di generazione di contatti qualificati e ritorno sull’investimento (ROI).

Non solo. Con l’entrata in vigore dell’aggiornamento della privacy, Gdpr, i volumi inviati verso database che hanno fornito il consenso a ricevere comunicazioni sono addirittura aumentati secondo l’ultimo report del DMA UK 2019.


Perché l’email marketing non esiste

Spesso ci facciamo confondere dai numeri e dalle regole di un canale, appiccicando etichette a questo o a quest’altro metodo forse pensando di averne più controllo. 

L’email marketing non esiste perché siamo noi. Sono le relazioni che intrecciamo con gli altri. Non sarà un banner posto più in alto a far crescere il fatturato piuttosto ciò che diremo e come. 
L’email è il passepartout per accedere ai servizi web e dovrebbe essere imprescindibile in una strategia di marketing mix o funnel marketing.

Quali sono i presupposti per cui un servizio che è sempre stato per lo più gratuito – hai presente la frase: iscriviti gratis alla newsletter? – possa diventare premium?


Perché l’email risponde a privacy e contenuti di valore

In un’epoca storica in cui c’è bisogno di porre l’accento sulla gestione rispettosa dei dati delle persone, in cui gli utenti preferiscono piccoli gruppi o comunità con cui interagire perché verticali su un argomento di interesse, la newsletter si rivela, ancora, come uno dei sistemi più efficaci per assolvere questi compiti.

Pensaci bene. Sei tu che decidi a quale lista iscriverti – o dovrebbe essere così – fornendo il consenso e stabilendo chi e cosa vuoi ‘ascoltare’. 

A riprova di questa tendenza, due fatti:

  1. nell’ultimo F8 2019, Facebook Developer Conference, Mark Zuckerberg ha dichiarato che i gruppi e gli eventi avranno sempre più spazio nel newsfeed perché è quello che vogliono le persone. E ha dichiarato che la privacy avrà sempre più importanza nelle scelte di Facebook. Probabilmente, in conseguenza ai fatti di Cambridge Analytica e simili.
  2. Anche in Italia stanno prendendo sempre più piede piattaforme come Medium, dove stabilisci i contenuti che vuoi leggere e, di conseguenza, come verrà composta la tua newsletter e Patreon

    Quest’ultimo è un servizio pensato per gli autori che possono chiedere un sostegno per la creazione di contenuti

Su Patreon ho istituito anche il mio Email Efficace training a cui ti consiglio di dare un’occhiata se desideri migliorare con il tuo email marketing. 


La newsletter diventerà a pagamento

Pensando al declino della carta stampata e alla necessità delle persone di informarsi, restare aggiornate sui loro temi di interesse, è legittimo pensare che la newsletter potrebbe diventare in certi casi un servizio a pagamento, dal momento che esistono già altre forme di contenuti premium come quelle appena nominate.

In Italia, tra i più recenti, vediamo casi come Good Morning Italia fondata da Beniamino Pagliaro e curata da giovani giornalisti e TheUpdate di Marco Montemagno.

Ci sono poi newsletter, come quella di Boraso, che non sono a pagamento ma vengono spedite solo ai clienti pertanto non è possibile iscriversi da un form online pubblico.


Come consegnare i contenuti di una newsletter

Tornando al concetto principale ovvero che l’email marketing è un mezzo perfetto per fornire valore, rispettare la privacy e instaurare relazioni con il proprio pubblico di riferimento è importante curare bene tutte le fasi di onboarding quali: raccolta del consenso, conferma registrazione, benvenuto e follow-up di messaggi per fornire le prime indicazioni sul tuo marchio o servizio. 

Secondo le statistiche il messaggio di benvenuto riceve in media il 60-80% di aperture e il 20-30% di clic. Inoltre, chi apre e trova interessante il tuo primo messaggio, per il 50% di probabilità leggerà anche il secondo. 

Per questo motivo, i contenuti che fornirai al momento dell’iscrizione nella tua lista sono particolarmente importanti per creare coinvolgimento e fidelizzare.

Se vuoi sapere come gestire al meglio le fasi di onboarding, soprattutto se usi Mailchimp, controlla il mio kit dedicato

Ad oggi, farsi pagare un servizio come la newsletter è un’impresa ardua, non solo perché siamo abituati ad averlo gratis, ma soprattutto perché esigiamo che i contenuti siano “freschissimi” e di comprovato valore.
Chi c’è riuscito o ci sta riuscendo è perché ha costruito attorno alle proprie iniziative un brand molto forte e una solida community.


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  1. Ale 15 Luglio, 2019 Rispondi

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