L’email marketing è morto

L'email marketing è morto

Per la ricerca “l’email marketing è morto” Google restituisce 5.650.000 risultati mentre sono molti di più quelli per “l’email è morta“, di cui alcuni vecchi di dieci anni. Segno che già un decennio fa i marketer e i brand si interrogavano sulla convenienza o meno di investire sulla newsletter.

Considerando che questo canale non solo è sopravvissuto ma è più in vita che mai è compito anche di questo articolo rafforzarne il concetto soprattutto in seguito alle nuove indagini in ambito digital marketing condotte quest’anno.

Mi riferisco in particolare al report stilato dal DMA UK, il comparto del Direct Marketing Association del Regno Unito in seguito all’entrata in vigore nel maggio 2018 dell’aggiornamento della Privacy, Gdpr, e alle statistiche Social Media 2019 firmate Social Media Examiner che su un punto su tutti mi hanno lasciato un po’ a bocca aperta.

Quindi, per chi cerca una risposta breve alla domanda se “l’email è morta“, la risposta è no, al contrario, è così insita nel web che vivrà a lungo. Ad esempio, se vogliamo registrarci o accedere a un servizio online, loggarci su un qualsiasi social media o inoltrare una richiesta di assistenza, preventivo o altro, dobbiamo usare il nostro account di posta.

Invece, per chi desidera conoscere la risposta integrale prima di passare ai dati delle nuove indagini, ricordo solo alcuni dei vantaggi che questo “vetusto” canale digitale offre ai professionisti e marketer di tutto il mondo, soprattutto se paragonato ad altri media. Ad esempio, a differenza di:

– AdWords ed altri annunci sponsorizzati sulle diverse piattaforme adv, l’email una volta acquisita non richiede altri costi se non il noleggio di una piattaforma per l’invio di newsletter, che nelle migliori delle ipotesi è gratis con Mailchimp, Brevo ex-SendInBlue, Drip e altri, e nelle ‘peggiori’ può costarti da € 12 al mese

– piattaforme come Google Analytics, Facebook Ads e altre che utilizzano i cookies degli utenti per registrare i dati e, nel caso di remarketing, consegnare il contenuto a un pubblico personalizzato, anche dopo aver svuotato la cache conserverai tutti i dati di aperture e clic sui link. Questi dati, oltretutto, verranno registrati anche a distanza di mesi se nel frattempo ci fossero variazioni

– banner, pop up e altri formato interstitial che possono essere chiusi o bloccati da appositi software, quando ottenuto il consenso delle persone alla ricezione, una mail di solo testo supera tutti i controlli e arriva puntuale nel luogo meno caotico della rete: l’account di posta.

Solo per queste poche ragioni, tramite il tuo email marketing, puoi rilevare senza ombra di dubbio l’interesse per un determinato argomento da parte dei tuoi contatti a cui potrai inviare in modo personalizzato campagne che otterranno 1) un alto tasso di conversione 2) zero spese aggiuntive 3) statistiche puntuali e aggiornate.

Perché l’email non è morta

Negli anni questo canale si è saputo rinnovare grazie alle innovazioni tecnologiche come il mobile, la marketing automation e la possibilità di integrarlo facilmente con altre piattaforme come social, CMS e CRM.

Una su tutti la connessione tra un ecommerce e un mail sender che consente di raccogliere dati incrementali oltre quelli standard come aperture e clic, e in grado di consegnare messaggi automatici in tempo reale e quindi gestire, ma non solo, tutte le comunicazioni di post-vendita.

Un cambiamento di minore entità ma molto sfruttato dai marketer è stata l’introduzione di elementi dinamici nel corpo della mail e animati come GIF e countdown.


Trend 2019 email marketing

Parlando di dati, il primo report che ho citato nel post è stato quello relativo allo stato dell’email marketing post GDPR. L’indagine condotta dal DMA UK su un campione di pubblico nazionale evidenzia come per la maggioranza dei rispondenti si è trattato di un cambiamento favorevole, anzi, ottenere il consenso all’invio di mail, ha fatto aumentare il volume dei messaggi inviati nel periodo post Gdpr.

Il report Marketer Email Tracker 2019, mostra inoltre come il ROI del canale email è cresciuto dai noti € 38 a € 41.

La seconda e più recente statistica che mostra quanto l’email sia destinata a durare ancora è quella relativa ai social. Il dato più evidente rispetto allo stato di salute dei social è che Facebook, sebbene ancora il più usato, per la prima volta in sei anni è in declino perdendo il 6% sull’2018 nelle preferenze dei marketer.

L’elemento però che mi ha stupito di più è stato quello relativo a Messenger bot che doveva essere il nuovo sostituto dell’email marketing.

Email morta? E i bot statistiche sul futuro
La percentuale dei marketer che prevede di pianificare attività sul canale bot nei prossimi mesi scende al 32% dal 39% nel 2018


Secondo la ricerca, solo il 14% dei marketer utilizza i bot (in calo dal 15% nel 2018) e solo il 32% prevede di aumentare le proprie attività sui bot. Anche l’interesse ad apprendere di più sui bot di Messenger è sceso al 45% dal 70%


Conclusioni

Ci provano da anni a darla per moribonda, ma l’email è diventato un asset ancora più forte per chi vuole comunicare e promuoversi online. Piattaforme che sembravano doverla soppiantare si sono invece rivelate ottimi partner per rafforzarne l’efficacia, ad esempio nel binomio email e social.

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